Come scegliere un videogioco per bambini

Il mio sogno è che le mamme mettano nella scelta di un nuovo videogioco la stessa cura e attenzione che mettono nell’acquisto dei libri per bambini.

Da quando frequento in maniera assidua gli ambienti social, mi sono resa conto che ci sono moltissime pagine e gruppi online che si occupano solo di questo: aiutare le mamme a scegliere il libro giusto. Sì perché molte vedono i libri per bambini non solo come qualcosa da sfogliare quando è ora di andare a letto o come un semplice mezzo di intrattenimento. Molte mamme utilizzano i libri come vero e proprio supporto al percorso educativo che hanno scelto per i loro figli. Per questo, hanno sempre bisogno di trovare libri che soddisfino la necessità del momento. E così vengono pubblicati non solo i libri che parlano di sentimenti e di emozioni, ma anche quelli che spiegano l’arrivo di una sorellina, insegnano che lavarsi è importante, che si può gattonare, che è meglio abbandonare il ciuccio e, il mio preferito, che ci si deve soffiare il nasino.

Ma anche le mamme che vogliono un nuovo libro solo per il piacere di rinnovare la libreria (rigorosamente “montessoriana”), non si fermano al contenuto, guardano anche la forma. Vogliono informazioni sul formato e sullo spessore delle pagine. Vogliono qualche anteprima sulle illustrazioni e sulla palette di colori scelta. Infine, vogliono leggere le recensioni delle altre mamme. Insomma, prima di mettere nelle mani dei loro figli un libro, le mamme vogliono avere informazioni dettagliate, precise e accurate.

Giusto o esagerato che sia, quest’atteggiamento ci fa capire che ai più è finalmente chiaro che i libri non sono tutti uguali, che ci sono quelli di serie A e quelli di serie B (ma anche Z). Che libro non è per forza sinonimo di “intrattenimento colto e intelligente”, che il libro non è un oggetto sacro e che la frase “quel libro è orrendo” può essere pronunciata senza essere messi al rogo.

Ci sono i libri in rima, quelli più o meno scorrevoli da leggere, quelli in stampato e quelli in stampatello. Ci sono quelli che fanno commuovere con la loro saggezza e quelli con i quali ridi per mezz’ora. Ci sono quelli che li rileggi mille volte e quelli che dopo poco li regali alla scuola. Ci sono quelli che hanno illustrazioni evocative e ricche di magia, poi c’è Peppa Pig. E così via. Tante sfumature e tante differenze che meritano di essere evidenziate affinché l’acquisto sia più consapevole e soddisfacente.

 

I videogiochi come i libri

Chiunque conosca un minimo il mondo dei videogiochi potrà confermarvi che altrettante differenze esistono tra un videogioco e l’altro. Spesso, infatti, i videogiochi vengono inquadrati come appartenenti a un’unica, grande categoria, quella degli sparatutto. Ma forse vi stupirà sapere che non è così.

Volete esaltare i vostri insegnamenti attraverso altri mezzi? Sappiate che in commercio esistono molti videogiochi realizzati proprio per parlare di sentimenti e di emozioni, di valori come la tolleranza, l’amore, la pazienza, la solidarietà. Altri che aiutano i bambini più curiosi a scoprire la scienza, a rivivere alcuni particolari momenti storici o a esplorare fedeli ricostruzioni di città che non esistono più. Altri fanno girare a mille gli ingranaggi cerebrali aiutando a sviluppare la logica, altri lavorano sul coordinamento o sui tempi di reazione.

Proprio come succede per i libri o per i film, anche i videogiochi vincono premi. In questo caso per la storia, per il design, per la direzione artistica, per la colonna sonora. Premi assegnati dal pubblico o da una giuria di esperti, come nel caso dei D.I.C.E. Awards. Anche i videogiochi possono essere di serie A o di serie B. Basta porsi delle domande prima dell’acquisto, e che siano quelle giuste. Veniamo, quindi, al titolo: come scegliere un videogioco?

 

 Il PEGI

La copertina del videogioco (o la sezione “dettagli”, se lo acquistate in formato digitale), aiuta a fare già la metà del lavoro. Sulla copertina trovate il PEGI, i descrittori di contenuto e la trama. Per i primi due vi suggerisco di leggere l’articolo che ho scritto qualche tempo fa e nel quale spiego in maniera più estesa cosa sono, a cosa servono e come vanno usati.

Il PEGI ci aiuta a capire se il titolo in questione è o non è adatto all’età del nostro bambino. È espresso attraverso un numero (3, 7, 12, 16, 18) e classifica i giochi non in base alla loro difficoltà ma in base al loro essere o non essere appropriati per una certa fascia di età. In linea di massima, i videogiochi con PEGI 3, 7 e 12 si avvicinano molto ai contenuti per bambini che vengono quotidianamente trasmessi in TV; mentre quelli con PEGI 16 e 18 assomigliano più ai film d’azione, a quelli di fantascienza, agli horror, ai thriller o ai VM18.

 

I descrittori di contenuto

Vicino al valore PEGI, trovate uno o più descrittori di contenuto (sono 9 in totale). I descrittori di contenuto sono dei simboli che aiutano a capire perché un videogioco è stato classificato con un valore PEGI superiore a 3, ovvero, ci anticipano cosa troveremo dentro quel titolo.

Il simbolo della violenza appare molto frequentemente, ma si tratta di violenza sempre diversa e in linea con il valore PEGI. Significa che il simbolo della violenza in un titolo PEGI 18 (come Mortal Kombat) preannuncia sbudellamenti in primo piano, mentre il simbolo della violenza in titoli PEGI 7 (come quelli dedicati ai Pokèmon) preannuncia combattimenti a base di onde energetiche. È tutto proporzionato.

Altro simbolo che appare spesso è quello del turpiloquio, soprattutto nei PEGI 16 e PEGI 18. Per turpiloquio s’intende il repertorio base di parolacce italiane, quelle 5 o 6 che possiamo rintracciare anche nei cinepanettoni.

Un altro simbolo spesso presente e che dovrebbe catalizzare l’attenzione di molti genitori è quello della paura. La capacità di interfacciarsi in modo sereno con immagini di mostri o di figure che devono per forza avere un atteggiamento cattivo per dare senso alla storia, è qualcosa di molto personale. Non tutti i bambini di 5 anni riescono, ad esempio, a guadare certe immagini senza poi avere il sonno disturbato o smettere di andare in bagno da soli. Si tratta di un processo di maturazione che avviene per ciascuno a un’età diversa. Meglio evitare, quindi, i contenuti che vanno a solleticare le paure dei vostri bambini.

 

La trama

Il PEGI e i descrittori di contenuto vi aiuteranno a capire in anticipo se il gioco è in linea con lo sviluppo psicologico del vostro bambino, mentre la trama potrà darvi qualche informazione in più su cosa vostro figlio verrà chiamato a fare e sulla storia. Alcuni giochi puntano tutto sul divertimento o il movimento (come Mario Kart e Just Dance), altri sulla risoluzione degli enigmi, altri ancora sui valori e i sentimenti. Alcuni riescono a combinare tutti questi aspetti.

Volete un esempio? Ecco la trama di uno dei miei videogiochi per bambini preferiti: Unravel Two:

Quando tagli i ponti con il passato, si formano nuovi legami. In Unravel Two crei uno Yarny tutto tuo. Poi stringi relazioni con altri Yarny in partite locali co-op o per giocatore singolo, coltivando amicizie e offrendo il tuo sostegno in un viaggio comune.

Inizia la tua avventura in una terra fredda e piena di fascino, poi guarda la vita sbocciare intorno a te mentre insegui lo spirito dell’avventura. Immergiti in una coinvolgente storia piena di energia, esuberanza, ispirazione… e mostri. Affronta ogni sfida con positività e ardore per risvegliare il mondo attorno a te e scopri il legame indissolubile dell’amicizia.

Questo significa che, proprio come i libri, anche i videogiochi hanno un genere. Per questo non è detto che quello che piace ai compagni di scuola possa piacere anche a vostro figlio. I libri diventano bestseller perché li comprano in tanti, ma non significa che debbano piacere a tutti! Una cosa simile a noi è successa con Fortnite.

 

Trailer e gameplay

PEGI, descrittori e trama. Queste tre informazioni dovrebbero essere sufficienti per fare una scelta adeguata. Tuttavia, se proprio non volete rischiare di sprecare dei soldi e di acquistare un prodotto che poi rimarrà fermo sulla libreria (possiamo continuare a definirla “montessoriana”?), allora vi consiglio di utilizzare Google e Youtube per cercare il trailer o qualche gameplay relativo al videogioco che vi interessa. In questo modo potrete apprezzare anche le illustrazioni, le musiche e vedere cosa è necessario fare, in pratica, per proseguire nel gioco.

Sarebbe bello poter approfondire ulteriormente leggendo il parere di altre mamme che hanno acquistato lo stesso videogioco e l’hanno giocato ma, al momento, in Italia non esistono realtà del genere. E chissà che non diventi un progetto di ZENDA: creare una community di donne appassionate e desiderose di condividere informazioni con altre mamme, esattamente come già avviene per i libri.

In ogni caso, online troverete, invece, tantissime community di adulti, ragazze e ragazzi gamers che vi sapranno dare un parere sul videogioco che avete scelto, indicarvi se è un titolo valido o meno. Ma ogni consiglio non sarà mai come quello che potrebbe darvi una mamma.

 

Informazioni non presenti in copertina

Ma c’è un’informazione che non troverete sulla copertina dei videogiochi e nemmeno cercando online. Qualcosa che è (credo) volutamente omesso, forse per non confondere i genitori ma che, a mio modesto parere, sarebbe davvero utile per permettere una scelta più consapevole.

Tantissimi studi effettuati nell’ultimo decennio hanno dimostrato l’impatto dei videogiochi nel cervello umano e, lo ricordo ancora una volta, gli effetti sono tutti positivi. Le abilità cerebrali e, addirittura, la vista, migliorano usando responsabilmente i videogiochi. E per “responsabilmente” intendo che anche mangiare troppa insalata può avere effetti collaterali.

I videogiochi lavorano su aspetti come la coordinazione mano-occhio, l’equilibrio, la memoria, la logica, la capacità di essere multitasking. Alcuni migliorano le capacità matematiche, altri quelle geometriche, altri contengono molti dialoghi scritti e per questo potrebbero essere consigliati a chi sta imparando a leggere, altri ancora hanno i sottotitoli e potrebbero essere usati come supporto in fase di apprendimento di una lingua straniera.

A questo punto sarebbe opportuno indicare sulla copertina quali abilità il bambino va a migliorare o stimolare con quello specifico videogioco, in modo da poter unire con precisione l’utile al dilettevole.

Per ora, invece, questi aspetti legati alla componente formativa non vengono indicati in modo opportuno o non vengono indicati affatto.

Molto più probabile, invece, trovare qualcosa del genere sulle app per bambini 0-3 o 0-6 anni, come nel caso di Mash&Co. un’applicazione di cui abbiamo parlato un po’ di tempo fa e che permette a tutti i genitori di seguire addirittura i progressi cognitivi del proprio bambino attraverso un apposito pannello di controllo.

I have another dream: vorrei che tutti i videogiochi fossero così!

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