Il PEGI. Come leggere simboli e numeri sui videogiochi

Sapete tutte cos’è il PEGI, vero? È quel numeretto che trovate sulla copertina dei videogiochi se andate a comprarli in negozio, o sulla descrizione se li acquistate online. Si tratta di uno standard europeo (Pan European Game Information), ma è utilizzato anche in Israele e in Sudafrica. Nelle nazioni non europee sono presenti altri standard (come il CORO in Giappone), ma la loro funzione rimane quella di strumento di supporto per i genitori, utile per fare la scelta giusta nel momento dell’acquisto o del download di un nuovo videogioco.

Nella quasi totalità delle nazioni che hanno adottato il PEGI, questo rappresenta solo una raccomandazione e non una legge. In Italia è così. A differenza di quanto accade da molto tempo per gli alcolici e le sigarette, in Italia un bambino è libero di entrare da GameStop e acquistare da solo un videogioco PEGI 18 (quindi sconsigliato ai minori di 18 anni).

Ma andiamo con ordine. Riepiloghiamo quali sono i simboli che troviamo sui videogiochi e il loro significato, perché oltre ai numeri, c’è altro.

 

Come leggere il PEGI

Iniziamo sfatando un grande mito, nel quale sono cascata anch’io: il PEGI non ha nulla a che fare con la difficoltà di gioco. Esistono giochi PEGI 3 facili da giocare e giochi PEGI 3 difficili da giocare. Per esempio, i vari FIFA sono PEGI 3. Le classificazioni hanno solo a che fare con l’età minima consigliata per quel videogioco e sono:

PEGI 3, 7, 12, 16, 18. A proposito, si legge “Peghi”.

 

PEGI 3

I videogiochi inseriti in questa categoria sono adatti a tutte le fasce d’età. Non contengono immagini o suoni disturbanti, nessuna animazione che potrebbe spaventare o un linguaggio volgare. Qualsiasi gesto violento è molto lieve inserito in un contesto comico. Un esempio? Mario Aces Tennis per lo Switch, un gioco di tattica e strategia, da vivere in compagnia dei personaggi Nintendo più amati di sempre. In questa categoria ci sono quasi tutti gli altri giochi con Mario protagonista, come l’imperdibile Mario Party.

 

PEGI 7

A differenza della categoria precedente, qui sono inseriti i videogiochi che contengono suoni e immagini d’impatto, con violenza leggermente più esplicita (ma mai realistica!). Il miglior esempio che posso farvi è Pokemon Let’s GO Pikachu!, sempre per lo Switch. Tutti i videogiochi sui Pokemon sono PEGI 7 e, come saprete bene avendo visto i cartoni in TV, i Pokemon non fanno altro che combattere fra di loro, in battaglie spettacolari e scenografiche. Ma non c’è spargimento di sangue e tornano sempre tutti in piedi. In questa categoria anche tutti i giochi della Lego, Minecraft, Splatoon e il bellissimo Kirby.

 

PEGI 12

Arriviamo a quella che dovrebbe essere la soglia massima consentita su ZENDA, ovvero ai videogiochi con PEGI 12. Qui la violenza si fa più esplicita. È rivolta a personaggi di fantasia o a personaggi dall’aspetto umano ma, ancora una volta, non è realistica. Possono essere presenti allusioni al mondo del gioco d’azzardo o a quello del sesso e un linguaggio leggermente volgare. Tuttavia, nei videogiochi PEGI 12 acquistati finora, non ho mai rilevato questi ultimi tre aspetti. Fanno parte di questa categoria giochi come Arms, Shadow of The Colussus, il magico The Last Guardian, The Legend of Zelda: Breath of the Wild e l’attesissimo Kingdom Hearts 3, di cui abbiamo già parlato.

 

PEGI 16

Nei videogiochi PEGI 16 la violenza (o l’atto sessuale) è quasi reale. Possiamo sentire qualche parolaccia in più, vedere i protagonisti mentre bevono alcol, fumano, si drogano, giocano d’azzardo o hanno altri atteggiamenti che vanno oltre la legalità. Fanno parte di questa categoria titoli come Dead or Alive, Call of Duty, tutti quelli su Wrestling, Monster Hunter e tutta la saga di Uncharted.

 

PEGI 18

Bollino rosso sulla copertina per i giochi PEGI 18, consigliati al solo pubblico adulto. Violenza grave e realistica, omicidi senza movente, soprusi, esaltazione, paura, esaltazione verso atteggiamenti illegali, uso di alcol e droghe. Attività sessuale esplicita. Ovviamente sarà difficile trovare tutte queste cose in un unico videogioco. Fanno parte di questa categoria Mortal Kombat 11 (inutilmente atroce), The Walking Dead, il nuovo Resident Evil 2, The Last of Us, Tomb Rider e God of War, premiato come videogioco dell’anno 2018.

 

Cosa sono i descrittori di contenuto

Oltre all’informazione relativa all’età minima consigliata, sul retro di copertina potete trovare anche uno o più dei 9 descrittori di contenuto. Ve li illustro utilizzando questa tabella disponibile su Wikipedia:

Nel 2018 a questi 8 simboli ne è stato aggiunto un nono, relativo alla possibilità che il videogioco richieda di fare acquisti con soldi veri.

 

Questi simboli vi aiuteranno a capire perché i produttori hanno deciso di classificare il loro videogioco con un PEGI piuttosto che con un altro. Ad esempio, il gioco Pokemon Let’s GO Pikachu! sul retro presenta il simbolo della violenza (per via dei combattimenti); stessa cosa per The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Altri simboli che potreste trovare nei titoli che solitamente piacciano ai bambini sono quello del turpiloquio e della paura, come in Minecraft e in Super Mario Odyssey, dove appaiono dei mostri come questi:

  

In minecraft appare anche il simbolo del gioco in rete, in quanto c’è la possibilità di giocare online con altre persone. In giochi PEGI 18 come God of War o Shadow of the Tomb Rider, abbiamo violenza e turpiloquio.

 

Come viene assegnato il PEGI?

Per quanto riguarda i videogiochi fisici o presenti negli store delle varie console, il meccanismo è semplice e sicuro. I produttori decidono in modo autonomo in quale categoria inserire il loro videogioco e quali descrittori di contenuto assegnare. Prima della pubblicazione del titolo, questo viene inviato al PEGI che, a sua volta, delega delle agenzie esterne di fiducia per testare di persona il videogioco e confermino la classificazione assegnata. Se tutto torna, il videogioco viene rispedito all’editore e finalmente immesso nel mercato.

La situazione è, invece, più nebulosa per le applicazioni negli store iOS, Android e Microsoft. Qui la mole di contenuti immessa ogni giorno è talmente elevata, che fare un lavoro così meticoloso sarebbe davvero improponibile. In questo caso ogni programmatore è tenuto a compilare in autonomia un questionario prima della pubblicazione della sua app nello store. Rispondendo a tutte le domande, un algoritmo assegna in modo automatico il PEGI al contenuto, il quale viene subito messo online. Certo, successivamente alla pubblicazione varranno applicati sul contenuto altri algoritmi, allo scopo di capire se c’è stato un errore o meno di classificazione, ma il controllo è probabilmente meno preciso e meticoloso rispetto a quello fatto sui videogiochi.

Nelle app non ci sono i descrittori di contenuto e sembra esserci un leggero divario rispetto ai videogiochi per PS4, Xbox e Switch. Ad esempio, Five Nights at Freddy’s è classificato appena come PEGI 12. Essendo un gioco che spaventa anche gli adulti, a voi non sembra un po’ poco?

 

Come utilizzare il PEGI

Ora che avete in pugno il PEGI e tutto il suo potere, siete diventate delle mamme più consapevoli e preparate. Alla prossima uscita in negozio o al prossimo giro sullo store della vostra console, potrete far sfoggio della vostra sapienza e falciare con brutalità tutti i titoli non corrispondenti all’età di vostro figlio, portando a casa solo contenuti adatti ed equilibrati. Oppure… potete utilizzare il vostro superpotere in modo diverso e passare al prossimo, e ultimo, capitolo dell’articolo.

 

Il PEGI è realmente utile?

Le indicazioni riportate sulla confezione sono un ottimo punto di partenza per tutti i genitori che non hanno tempo di informarsi su ogni titolo in commercio, ma che, giustamente, vogliono affiancare i loro figli durante l’acquisto di un nuovo videogioco. Tuttavia, in alcuni casi queste indicazioni potrebbero sembrare sproporzionate e leggermente anacronistiche rispetto alla realtà. Mio figlio più grande, ad esempio, ha giocato per la prima volta a un titolo Pokemon quando aveva 5 anni, nello stesso periodo in cui ha iniziato a seguire i loro cartoni animati in TV. Ho trovato coerenza in tutto questo e non ci ho visto qualcosa male. Ma vi ricordo che secondo gli editori i videogiochi dei Pokemon sono PEGI 7.

I criteri di classificazione PEGI sono uguali in tutta Europa, ma non c’è un bambino uguale all’altro in tutto il mondo. Ognuno è diverso per via del posto in cui è nato, delle persone che frequenta, della famiglia in cui è cresciuto, delle abitudini quotidiane, della sua sensibilità e dello sviluppo emotivo rispetto ai coetanei.

Ancora una volta sta ai genitori fare una scelta responsabile e coerente rispetto alla linea educativa scelta e a quelle che reputa siano le esigenze del proprio bambino.

Per lo Stato italiano il PEGI non è legge. Non vedo perché dovrebbe esserlo per noi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *